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26 agosto 2011 5 26 /08 /agosto /2011 19:15

Il ciclo dei vinti di Verga è un progetto incompiuto come molti credono? Forse non tutti sanno che il suo progetto fu portato a termine da un suo "discepolo".

Il progetto letterario di Giovanni Verga era quello di scrivere un ciclo dei vinti, una serie di libri in cui dimostrare come i vinti esistessero in ogni contesto sociale: dalla classe popolare fino a quelle nobili. Con quest’intento scrive dapprima “I Malavoglia”, storia di una famiglia di pescatori di Acitrezza che tentano la “fortuna” con un carico di lupini, ma la loro barca (che più per risposta all’opera di Manzoni “I Promessi Sposi” che per ironia dell’autore si chiama “La Provvidenza”) subisce un naufragio e con la perdita del loro prezioso carico comincia una serie di traversie che comporta la “distruzione” della famiglia. Solo un componente riuscirà a salvarsi, mentre tutti gli altri saranno dei vinti: un figlio morirà durante la battaglia di Lipsia, un altro (tentando il grande colpo) finirà in prigione, un’altra finirà (sembra) in un postribolo. Questo libro riguarda dunque la vittoria sui più deboli della classe sociale più povera.

Il secondo gradino della scala sociale, la borghesia, è ripercorso nell’opera “Mastro Don Gesualdo”. Il protagonista, un contadino arricchito che per dileggio viene apostrofato oltre che con il termine Don, dato ai borghesi, anche Mastro, in ricordo delle sue umili origini, sposa una donna nobile sperando di poter essere accettato dai ricchi del paese. Ma sia sua moglie, costretta a sposarlo perché incinta di un suo cugino, sia la figlia, che vede in lui una persona gretta, lo disprezzano, tanto che alla fine muore da solo. Nel suo intento Giovanni Verga voleva ripercorrere la caduta di altri due vinti: i nobili e i politici, ma sembra che non riuscì a farlo perché non riusciva a identificarsi con una realtà che poco conosceva (ricordiamo che Verga era un verista). Sembra così che il suo progetto morisse con lui.

Non tutti sanno però che il suo progetto fu preso e concluso da un suo “discepolo” che soleva dire che scriveva con la penna di Verga (materialmente poiché scriveva con una penna donatagli da Verga, moralmente perché scriveva seguendo la sua poetica). Quest’autore era Federico De Roberto che indagò l’ambiente dei nobili nell’opera “I Viceré” e quello della politica in “Imperio”.

Acicastello - Clear sea under the castle
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commenti

Mandarina 01/12/2016 21:10

Tutto molto bello, ma Mastro Don Gesualdo era un muratore. E sì, c'è grossa differenza, soprattutto se la fonte è un giornale nazionale...

sole74 01/13/2016 11:29

Mastro Don Gesualdo era un borghese.
Di Quale giornale nazionale parli?